San Rocco è molto venerato dai pugliesi e sono numerose le feste che dal 16 al 19 agosto si celebrano in suo onore.
È raffigurato abitualmente in aspetto di giovane pellegrino che addita una gamba scoperta e piagata; accanto gli sta, con un pane in bocca, il cane di Gottardo. Si conoscono le vicende di carità legate alla vita del santo che spogliandosi di tutte le sue ricchezze e donandole ai poveri e ai bisognosi, e mettendo la sua vita a servizio degli ammalati e dei derelitti, seguì l’esempio di San Francesco in un periodo in cui, siamo agli inizi del 1300, la nostra terra dove lui
pellegrinava era colpita dal flagello della peste.
I comportamenti di vita e le improvvise guarigioni da lui operate gli valsero il riconoscimento della sua santità. Invocato con San Sebastiano come protettore contro la pestilenza sin dai primi anni del Quattrocento, il suo culto acquistò straordinaria popolarità in Italia nella seconda metà del secolo, come attesta il ricchissimo materiale iconografico che lo riguarda. E furono proprio i monaci francescani a diffondere il culto di San Rocco, Santo della carità e dell’amore per il prossimo come il Santo di Assisi, nel Mezzogiorno e, in particolare per quanto riguarda il territorio della nostra diocesi, a Mottola, a Castellaneta, a Massafra e a Palagiano.
Al Cinquecento, infatti, è attestata l’esistenza di un convento di francescani a Mottola; allo stesso periodo pare risalga la chiesa di S. Rocco di Castellaneta. In ogni caso a Massafra sulla strada che porta alle spiagge di Chiatona esisteva già da lungo tempo un convento francescano dedicato a San Rocco. Nei mesi invernali alcuni religiosi si recavano nelle dimore conventuali vicine di Mottola e Palagiano che essendo in mezzo all’abitato, erano più comode.
Quindi, se alcuni dei monaci francescani del convento di San Rocco di Massafra venivano spesso al convento di Palagiano, dove trascorrevano a volte addirittura mesi interi, appare del tutto evidente che furono proprio loro a suggerire direttamente o indirettamente l’opportunità di porre sotto la protezione di San Rocco anche Palagiano, colpita nel 1600 come il resto del regno di Napoli dalla peste e miracolosamente da questa liberata, dedicando appunto al Santo di Montpellier, emulo di San Francesco, la chiesa del convento precedentemente intitolata a Santa Maria della Rocca, come risulta da una relazione vescovile del 1633.
Con la soppressione del vescovado di Mottola, il territorio dell’ex diocesi di Mottola venne accorpato a quello della diocesi di Castellaneta, della quale quindi anche Palagiano entrò a far parte. Nel frattempo, il culto di San Rocco non solo era rimasto vivo nelle coscienze dei Palagianesi ma era talmente accresciuto che clero e popolazione avevano chiesto che il Santo fosse nominato Patrono della Città.
SAN ROCCO A PALAGIANO
Il decreto ecclesiastico che sancì l’ufficializzazione della nomina di Rocco a santo patrono di Palagiano risale al 15 dicembre del 1853. In un paese come il nostro dove la presenza del fiume Lenne anticamente creava i presupposti per la formazione di un clima particolarmente predisposto alla diffusione della malaria, il Santo guaritore divenne tra i più invocati. Ed è interessante sapere che anticamente gli abitanti di Palagiano in occasione della festa compivano il rito penitenziale della seduta: il 16 agosto, coloro che avevano ottenuto una grazia sostavano in chiesa davanti alla statua del Santo digiunando per l’intera giornata e ai bambini miracolati si faceva indossare la divisa del Santo, le madri scalze recavano ceri in processione e ai balconi si mettevano vasi di fiori e di basilico.

È più di un secolo e mezzo che a Palagiano si festeggia questa ricorrenza che anno dopo anno rinnova e rinsalda la devozione verso il Santo. In particolare dal 7 al 15 agosto si svolge la novena in preparazione della solennità liturgica del 16 quando nella chiesa madre dell’Annunziata, in presenza del vescovo e delle autorità cittadine, si celebra il rito della consegna dell’affidamento della comunità a San Rocco con la consegna simbolica delle chiavi del Paese, mentre i festeggiamenti per antica tradizione si svolgono il sabato, la domenica e il lunedì successivi.
La sera del sabato, quindi, ha luogo la processione della cavalcata che apre i festeggiamenti con quella che in dialetto locale si chiama Scambscèt, una sfilata di cavalli riccamente bardati e montati da bambini vestiti come il Santo pellegrino. Rievocazione di quelle battaglie giocose che tra il 600 e il 700 si tenevano in molti centri di Terra d’Otranto in occasione delle feste patronali, da cui la parola dialettale che si traduce con “scamiciata” cioè quella a cui andavano incontro i cavalieri intenti a gareggiare. La giornata, sia nel mattinée che in serata, è allietata dai programmi musicali della banda che esegue rinomati brani di opere classiche.
La domenica si apre con un altro mattinée bandisco, mentre dopo la celebrazione liturgica serale si svolge la processione di gala. Due bande musicali accompagnano questa processione recante il simulacro del santo per le vie cittadine, e successivamente si alternano con le loro esecuzioni nella tradizionale cassa armonica in piazza. Molto atteso è lo spettacolo dei fuochi pirotecnici che illuminano il cielo palagianese in tarda serata. Il lunedì è dedicato la mattina alla fiera paesana di San Rocco e la sera a spettacoli musicali e cabarettistici di vario genere.
La festa molto sentita dal punto di vista religioso, si carica anche di un altro significato di non minore importanza. La “Festa grann”, la festa grande, come la chiamiamo qui a Palagiano, coincidendo con un mese estivo particolarmente adatto alla organizzazione delle ferie, diventa un richiamo forte per gli abitanti dei paesi vicini ma soprattutto per i palagianesi fuori sede, per tutti quelli che per svariati motivi, lavorativi, di studio, personali sono stati costretti a lasciare tutto e partire. Le famiglie si ripopolano in questa occasione e in questi giorni le tavolate palagianesi sono allegri e ricchi banchetti dove folklore, famiglia e fede diventano una cosa sola.

